È difficile, per una donna che si era ritenuta da sempre libera ed emancipata, accettare di essere dominata: come nella vita, così a letto. Forse per questo il rapporto con mio marito era diventato piatto nel giro di pochi anni. Farmi un amante? Mi sembrava davvero troppo banale. Poi mi sarei ritrovata presto con due rapporti “piatti”, invece che con uno solo.
Per questo il mondo della dominazione mi aveva incuriosito: avevo iniziato con qualche blog online, per poi procurarmi alcuni manuali. La cosa più strana era che faticavo a vedermi nel ruolo della dominatrice: quello che sognavo era qualcuno che riuscisse a domarmi.
L’ho conosciuto in un sito di incontri dedicato al mondo BDSM e l’ho fatto attendere a lungo prima di concedergli di vederci dal vivo: mi veniva decisamente più facile raccontare le mie fantasie, anche le più recondite, davanti al filtro rappresentato dallo schermo dello smartphone. Ma un giorno ho ceduto.
L’appuntamento era per un caffè, in uno dei locali più eleganti della città: come elegante era lui, fisico asciutto, modi impeccabili. In realtà me lo aspettavo proprio così. Abbiamo parlato per più di un’ora, di tutto ma non di sesso, finché non ha gettato il suo amo.
“Se vieni con me, la tua vita cambierà per sempre.”
Non so cosa mi ha spinto ad accettare, a fidarmi: dopo pochi minuti lo seguivo in auto, fino a una villa poco fuori città. Elegante, anche se con un’aria di decadenza. Mi ha fatto strada all’interno, fino a una camera al primo piano. Pareti con carta da parati rossa e pesanti tendaggi di velluto rosso alle finestre. Un armadio, una poltrona e, lungo il muro, quattro anelli di metallo saldamente fissati, due a pochi centimetri dal pavimento e due più in alto.
Lascio che mi spogli: ho deciso di abbandonarmi nelle sue mani, anche se la mia mente tenta ancora di fare resistenza. Mi fa scivolare dalle spalle il tubino nero che ho indossato per l’occasione, seguito dagli slip: niente reggiseno, i miei seni vincono ancora la forza della gravità.
Mi spinge con il viso verso il muro e lo sento aprire le ante dell’armadio. Poi le sue mani sono sulla schiena nuda, mentre mi bacia il collo e mi morde la nuca. Poi mi blocca i polsi, avvolgendoli in cinghie di cuoio, che assicura all’anello. Si inginocchia e fa lo stesso con le caviglie, dopo avermi sfilato le scarpe nere.
I seni appoggiano sul muro e l’istinto è quello di girare il collo, per vedere cosa mi attende: lo vinco e rimango ferma, in attesa.
“Ti colpirò con una frusta: 20 colpi, se vuoi che mi fermi, in qualsiasi momento, dovrai solo dire stop.”
Non aspetta che gli risponda, arriva subito il primo colpo sulle natiche, preceduto da un sibilo. Il dolore è intenso e pungente. E si ripete per 20 volte, nei minuti successivi: stringo gli occhi, fino a sentire le lacrime che mi solcano le guance, ma non lo fermo.
Dopo l’ultimo colpo sento una carezza e una sensazione di freddo sul gluteo: sta spalmando una crema oppure un unguento e immediatamente il dolore si attenua. Ne spalma molta, sempre con movimenti gentili e delicati, così diversi da quelli della frusta.
Poi si inginocchia e mi libera le caviglie, ma non i polsi: con le mani apre le gambe e gira la mia testa verso di lui. Lo sento di nuovo aprire l’armadio e si avvicina: in mano a un dildo nero, diritto e non troppo grande.
“Per la prima volta basterà, ma sta a te rendere tutto più facile. Succhialo bene, perché te lo voglio mettere nel culo.”
È uno dei segreti che gli ho raccontato: il sesso anale non mi è mai piaciuto molto, con mio marito avremo provato sì e no tre volte. Quindi è come se fossi vergine. Potrei fermarlo, lo sento, ma non voglio: devo capire fin dove posso arrivare.
Allora inizio a succhiare il dildo con devozione: faccio in modo che nemmeno un centimetro di silicone rimanga asciutto. E mentre lo faccio comincio a immaginarlo mentre mi entra dentro: quanto farà male? Ha scelto una dimensione adatta a me, almeno spero.
Di colpo mi leva il dildo dalla bocca e lo ricopre con un lubrificante denso: è metodico e fa in modo di spargerlo ovunque.
“Sei stata brava e meriti un premio.”
Passa alle mie spalle e sento il suo dito che mi fruga l’ano: è freddo e unto, probabilmente ha messo un po’ di lubrificante. Ma so che sarà doloroso comunque. Stringo i denti e attendo, cercando di essere il più possibile rilassata: quando sento la punta del dildo all’ingresso del mio sfintere, cerco di spingere, per farlo entrare più in fretta.
Lo mette dentro in modo violento: non pensavo di sentire un dolore così forte. Per qualche secondo lo tiene fermo, dentro di me, forse per darmi il tempo di adattarmi. Ma non mi bastano per riprendere fiato: inizia a muovere il dildo avanti e indietro con un ritmo fin troppo veloce, mentre piego la schiena e appoggio la fronte al muro. Vorrei piangere, mi sento strappare dentro, ma resisto: forse è solo qualche gemito di dolore che mi esce dalle labbra.
Non so quanto dura questo rapporto, ma a un certo punto sento che sfila il dildo dal mio ano, questa volta dolcemente, quasi a farmi gustare ogni centimetro. Il sollievo che provo è indescrivibile, anche se si accompagna alla strana sensazione di sentirmi improvvisamente vuota.
Mi libera i polsi e solo in questo momento mi accorgo del segno sulla pelle: probabilmente ho tenuto le braccia tese, senza nemmeno accorgermene, e lui è pronto con il suo unguento, che passa delicatamente su ogni zona arrossata. Poi mi porge un asciugamano e apre una porta che da su un bagno.
Il tempo di rinfrescarmi e sono di nuovo vestita, di fronte a lui.
“Hai superato due prove difficili, ma sei solo all’inizio. Non sei obbligata, ma se vuoi continuare non devi fare altro che chiamarmi.” Torno alla mia automobile senza dire nulla, ma so già che lo chiamerò di nuovo.
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