La nuova vicina – Racconto Lesbo

Non vorrei sembrare la classica casalinga annoiata, anche se probabilmente lo sono: ho seguito mio marito in un importante trasferimento per lavoro, lasciando il mio e ritrovandomi a passare le giornate a pulire casa, in una città completamente nuova, in cui non conoscevo nessuno.

Nessuno tranne Mary, la donna che si è trasferita nell’appartamento di fronte al nostro poche settimane dopo di noi: anche lei al seguito del marito, ma meno annoiata. Anche perché sempre impegnata a fare lunghe passeggiate oppure a scoprire mostre o angoli della città da esplorare.

Lentamente mi ero lasciata coinvolgere dal suo entusiasmo e dalle sue passioni: che, a dire il vero, cambiavano spesso e velocemente. Ed è stato l’hobby della cucina a scatenare tutto. Unito a due mariti molto impegnati con il lavoro, ma molto distratti nei confronti di noi mogli.

Quando rimanevamo sole, causa trasferte, avevamo preso l’abitudine di cucinare e mangiare insieme. E in quel periodo Mary aveva deciso di sperimentare nuove ricette, attività in cui le davo volentieri una mano: anche se i risultati non erano sempre quelli sperati.

Anche quella sera era andata così: avevamo passato il pomeriggio da me, a preparare un’elaborata ricetta a base di pesce, che stava finendo di cuocere nel forno. Non restava che prepararci per la cena: e, visto che eravamo di nuovo state lasciate sole, avevamo deciso di vestirci in modo elegante. Per piacere a noi stesse e non ai nostri distratti mariti.

Il pesce era ottimo, come il vino che avevo scelto per accompagnarlo e che dava un po’ alla testa: tanto, nessuna di noi doveva mettersi alla guida. Mary aveva scelto un tubino nero elegante, anche se un po’ tanto corto: in effetti metteva in evidenza le sue lunghe gambe, tornite e muscolose al punto giusto.

Non avevo mai prestato tanta attenzione alle gambe di un’altra donna ma, mentre eravamo sedute sul divano a chiacchierare, mi ero accorta di non riuscire a staccare lo sguardo da quella pelle chiara. E non era invidia, ma qualcosa di diverso: avevo voglia di accarezzare quelle gambe e, magari, di salire anche un po’ più su.

Ero talmente concentrata su quelle gambe che non distinguevo nemmeno più quello che Mary diceva, sentivo soltanto il suono della sua voce. Finché non aveva iniziato a lamentarsi perché le scarpe con il tacco che indossava le facevano male.

Avevo colto la palla al balzo, resa coraggiosa dal vino e, probabilmente, dalla curiosità di provare qualcosa di nuovo: le avevo fatto segno di sistemare i piedi sulle mie gambe, per un massaggio rilassante.

Mary non si era fatta pregare: e la sua pelle era morbida, proprio come avevo immaginato. Le avevo massaggiato i piedi, per davvero, ma lentamente avevo fatto risalire le mani verso la caviglie e lungo il polpaccio. Lei non si era lamentata, anzi la sua espressione era decisamente rilassata e soddisfatta.

Non mi aveva fermato neppure quando le mani avevano superato le ginocchia ed erano arrivate fin sulle cosce: pelle morbida e muscoli tonici, praticamente perfetti. A quel punto l’avevo guardata, per cogliere un segno: che il gioco potesse andare avanti oppure si dovesse fermare.

E il segno arrivò, molto chiaro: fu proprio Mary a prendere una delle mie mani e infilarla tra le sue cosce. Il calore mi aveva colpito subito, come il fatto che aveva scelto di indossare un tanga microscopico, tanto che le mie dita erano arrivate subito a contatto con la vagina, completamente liscia.

Per un po’ mi ero dilettata a esplorare quel mondo completamente nuovo: ovviamente conoscevo la mia vagina, ma non mi era mai capitato un contatto diretto con quella di un’altra donna. Mi aveva colpito la morbidezza: e i gemiti che uscivano dalla bocca di Mary.

Che a un certo punto sembrava aver perso la pazienza e mi aveva infilato la lingua in bocca: quella mossa mi aveva un po’ spiazzato, ma mi ero ripresa rapidamente, ricambiando il bacio e lasciando scivolare un dito all’interno della sua vagina.

Il calore dentro sembrava ancora più intenso: la sua figa era morbida e accogliente, quindi avevo seguito l’istinto e infilato un altro dito. E cominciato a muoverli avanti e indietro, cercando di raggiungere quel punto che normalmente faceva impazzire me di piacere.

Anche se era la prima volta dovevo cavarmela bene, perché Mary continuava a gemere: e le contrazioni che mi avevano stretto la mano erano il segno che le piaceva, eccome. Tanto che a un certo punto si era lasciata scappare un gemito più forte, per poi bloccarmi la mano, come a chiedere un po’ di pausa. Sarei andata avanti all’infinito da quanto mi piaceva farlo.

Ma la pausa era durata davvero poco: con una mossa veloce Mary mi aveva steso sul divano e si era inginocchiata tra le mie gambe. Non avevo lingerie sexy per l’occasione, ma non sembrava un problema, visto che i miei slip erano volati per terra.

La sua lingua mi aveva regalato un piacere incredibile: non era la sua prima volta, ne ero sicura, era stata troppo decisa, capace di esplorare ogni anfratto della mia figa, andando a stimolare i punti più sensibili fino quasi a farmi venire per poi spostarsi e lasciare che tutto ricominciasse da capo.

A un certo punto non ero più stata in grado di resistere e, quando la sua lingua insisteva sul clitoride, le avevo bloccato la testa e spinto la vagina contro il viso. Mary aveva capito che era il momento e mi aveva dato la spinta finale: avevo goduto come non mi capitava da tempo, un orgasmo lungo e bagnato, tanto che il giorno dopo non era stato facile rimuovere quella macchia sospetta dal divano. Ma Mary aveva gradito, tanto da ricominciare a leccarla, aiutandosi questa volta anche con le mani.

E quello era stato solo il primo orgasmo di una lunga serie, quella sera e tante altre sere: adesso non mi lamento più delle trasferte di lavoro di mio marito, perché sono diventate le occasioni per me e Mary di coltivare il nostro hobby del sesso.

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