Mi sembra di essere stato il protagonista di uno di quei film anni settanta sospesi tra commedia ed erotismo, dove le donne hanno tutte un seno generoso, da scrutare attraverso il buco della serratura.
Peccato che non si tratti di un film, ma di una grande cazzata che probabilmente ho fatto: o abbiamo fatto, visto che eravamo in due. In effetti non avevo mai tradito mia moglie prima, nemmeno con le segretarie e le stagiste più giovani e disponibili. Ma stanotte è andata così.
Tutto è nato da una richiesta di mia moglie, che è nella casa al mare con i bambini: se potevo portare sua madre a un appuntamento di lavoro. Il giorno dopo sarei partito anche io per il mare, quindi avevo già chiuso con il lavoro. Mia suocera, vedova cinquantacinquenne, fa la rappresentante per un distributore di make-up: quindi è sempre molto ben vestita e curata fin nei dettagli. Oltre a essere una donna ancora piacente.
Il caldo di agosto si faceva sentire e in auto avevamo parlato del più e del meno: doveva effettuare una consegna urgente, per questo aveva bisogno di un passaggio, vista la dimensione del pacco. Si era sbrigata in un tempo record, in una delle profumerie del centro, per poi continuare a ringraziarmi per il favore.
Il mio invito era stato assolutamente privo di secondi fini: eravamo entrambi soli e sapevo che lei non amava cucinare, quindi una pizza, in un locale un po’ in collina, sembrava una buona idea per concludere la giornata.
Lei aveva accettato con entusiasmo e mi aveva detto di passarla a prendere verso le otto: il tempo di rinfrescarsi e cambiarsi. Mi ero fatto una doccia e l’avevo raggiunta a casa. Era scesa con un vestito leggero e quasi trasparente: adatto alla stagione e ad attirare gli sguardi degli altri commensali, grazie anche al suo seno prosperoso.
In effetti, visti da fuori, più che genero e suocera, potevamo sembrare una coppia, magari di amanti, a un appuntamento: l’idea mi aveva fatto sorridere. E la serata era scivolata via velocemente, tra una buona pizza e battute sempre più allegre.
Quando eravamo usciti ero stato io a proporre una passeggiata: vicino alla pizzeria c’era un laghetto, perfetto per respirare un po’ di aria fresca. Avevo offerto il braccio a mia suocera, che non era sicura sul terreno accidentato a causa dei tacchi: che però erano perfetti per slanciarle le gambe, ancora decisamente toniche.
Forse era il caldo, forse la birra o il limoncello, o forse sentire la morbidezza di quel corpo ancora così attraente, che mi si appoggiava al braccio e al fianco a ogni passo, ma mi accorgevo dell’eccitazione che cresceva in me. L’idea di sfiorarle il seno, che si intravedeva dalla generosa scollatura, e di baciarla mi aveva attraversato la mente più di una volta durante i minuti della passeggiata, ma avevo cercato di farla sparire.
Al rientro in auto l’orlo del vestito, già corto, era salito ancora di più sulle cosce: non avevo potuto non notarlo e la voglia di infilare le mani in mezzo a quella pelle morbida si era fatta più forte.
E anche lei doveva aver notato qualcosa: forse il rigonfiamento nei jeans, che si faceva più evidente di secondo in secondo. Dovevo trovare una soluzione per togliermi da quella situazione, prima che diventasse ancora più imbarazzante: ma lei mi aveva anticipato.
La mano sul mio uccello era stata fulminea ma decisa: non so ancora come ha fatto, ma nel tempo ci pochi secondi mi ero ritrovato con i jeans aperti e con la sua mano intorno al pene, calda e morbida.
Aveva iniziato a muoverla su e giù: non avevo dubbi che in questi anni avesse avuto compagnia maschile, decisamente non era arrugginita. Né di mano, né di lingua: infatti si era gettata avidamente sul mio cazzo, ormai completamente eretto, per farlo sparire nella sua bocca.
Un pompino favoloso: in pochi minuti mi aveva insalivato completamente l’asta, mentre con una mano riusciva a stimolarmi lo scroto. Decisamente meglio di quelli di mia moglie, che da questo punto di vista aveva poca tecnica e poca partecipazione.
Non mi andava di ricevere solo e non era il luogo dove andare troppo oltre: quindi avevo allungato la mano sul suo culo, per raggiungere una fica che era calda e grondante. Per fortuna aveva indosso un perizoma, quindi non avevo dovuto armeggiare molto per riuscire a infilare due dita dentro di lei e cominciare a muoverle velocemente.
Il tempo era tiranno: prima di tutto perché sarebbe potuto in ogni momento arrivare qualcuno a prendere l’automobile nel parcheggio e poi perché l’eccitazione e la sua abilità con la bocca stavano mandandomi su di giri.
Avevo messo la mano libera sulla sua testa, spingendo leggermente verso il basso: e lei sembrava aver capito subito, perché lo aveva fatto entrare ancora più a fondo nella sua bocca.
Le mie dita stavano dandosi da fare: anche se con la bocca piena, mia suocera faceva fatica a trattenere i gemiti di piacere. Avevo spinto più forte, mentre sentivo i primi segnali dell’orgasmo. Stavo per scoppiare, ma non avevo certo voglia di sporcare jeans e sedile: quindi le avevo bloccato la testa sul mio uccello, imponendo il mio ritmo e dando le ultime spinte nella sua bocca.
Un fiotto di sperma doveva averle riempito la bocca: ma la suocera non si era scomposta, limitandosi a spostare la mia mano e a deglutire in maniera vistosa. Per poi ripulirmi tutto l’uccello con la lingua, in modo da non lasciare tracce.
Forse avremmo potuto anche andare avanti, se in quel momento non fosse squillato il cellulare: era mia moglie, voleva sapere se era tutto ok e farmi parlare con i bambini. La telefonata aveva rotto l’atmosfera: ci eravamo ricomposti e l’avevo portata a casa, senza dire una parola.
E la mattina dopo ero dovuto correre all’autolavaggio, prima di partire per il mare: sul sedile del passeggero c’era una grossa macchia di liquido, segno che il mio lavoro di mano era stato gradito dalla suocera.
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