Un genero tuttofare – Racconto Incesto Suocera

Il compagno di mia figlia ha davvero le mani d’oro: riesce a riparare praticamente tutto. Non come mio marito, che fatica persino a cambiare una lampadina. E non solo quello: mentre la mia voglia di sesso non ha subito un calo con la menopausa, la sua è precipitata sotto le suole delle scarpe appena passati i cinquant’anni.

Quindi non fa nulla in casa e non mi scopa: ovviamente ho risolto entrambi i problemi, grazie a mio genero e ai compagni del corso di ballo che frequento con la mia amica Marta. Allegri giovanotti attempati, che magari hanno bisogno di un aiutino, ma che almeno ci provano a farmi godere.

Ma ogni tanto mi farebbe piacere farmi un giro su un “cavallo” un po’ più giovane: peccato non ce ne siano a disposizione. 

Proprio in una giornata in cui la voglia era tanta, ho cominciato a guardare meglio mio genero: non era solo bravo con le mani, ma anche un bel ragazzo. Proporzionato, non troppo muscoloso: magari anche ben dotato, peccato non poterlo chiedere a mia figlia, che probabilmente si sarebbe scandalizzata.

Però magari potevo scoprirlo direttamente: e, guidata da questo pensiero, avevo cominciato a tessere la mia tela.

Con attenzione, ovviamente: non dovevo preoccuparmi di mio marito, ma non volevo suscitare sospetti in mia figlia. Quindi avevo chiamato mio genero, Luca, sempre più spesso qualche lavoro che aveva bisogno del suo talento. E ho iniziato a curare sempre di più gli abiti che indossavo quando veniva a casa: vestiti un po’ più corti e stretti al punto giusto, in modo che le curve si potessero distinguere.

Nulla di troppo esagerato: ma Luca sembrava non avere problemi. Allora ho continuato con la mia strategia, tenendogli compagnia mentre lavorava, chiacchierando del più e del meno. E facendo qualche volta cadere il discorso sulle relazioni, sul tradimento e sul sesso in generale: facendo sempre attenzione a non dire troppo.

E qui Luca mi aveva sorpreso, mostrando un’apertura mentale che lo rendeva molto diverso rispetto a mia figlia Anna che, come suo padre, era chiusa tanto da essere quasi bigotta. Non si era scandalizzato nel sentire parlare delle mie amiche, molte colleghe del corso di ballo, che frequentavano più uomini, spesso anche più giovani di loro. E non tutte erano vedove: alcune avevano un marito che le aspettava a casa, proprio come me.

“Beh, se fanno così vuol dire che in casa non sono soddisfatte. Fanno bene a cercare di divertirsi.”

Mi sembrava un segnale importante: più o meno come gli sguardi che ogni tanto mio genero lasciava cadere all’indirizzo della mia scollatura. E non era nemmeno tanto lesto a spostare lo sguardo: sembrava volesse che mi accorgessi di come mi guardava. Ero anche sicura che riservasse lo stesso trattamento al mio culo, che era da sempre il punto di forza del mio fisico e sembrava resistere alla forza di gravità e al passare del tempo.

A quel punto decisi di passare all’azione: approfittando di una gara di bocce che avrebbe impegnato mio marito tutto il pomeriggio, chiesi a Luca di venire a riparare un rubinetto che perdeva. Scusa banale, ma che avrebbe sicuramente funzionato.

La giornata era calda al punto giusto: il rubinetto in effetti perdeva un po’, poche gocce, ma giusto per richiedere una mezz’ora di lavoro. Seguita da una bibita fredda: questa era la promessa che avevo fatto al mio provetto idraulico.

Durante la riparazione mi ero avvicinata: il vestito era uno dei più scollati, lo usavo di solito per andare ballare.

“Ma qual è il problema?”

“Vedi, bisognava semplicemente stringere qui.”

Mentre si girava per indicarmi il qui, mio genero si era  trovato a pochi centimetri dalle mie tette. Vederle così da vicino sembrava avergli tolto l’uso della parola: teneva gli occhi fissi, probabilmente sul capezzolo che stava cercando di sfuggire dal reggiseno fin troppo piccolo.

Il pomeriggio non era infinito, quindi avevo deciso di agire: avevo preso la mano di Luca e l’avevo appoggiata sul mio seno.

“Che ne dici? Anche qui serve una stretta?”

Non c’era modo di fraintendere: e mio genero non si era lasciato scappare l’occasione. Aveva iniziato a palparmi il seno con entrambi le mani, fino a tirarlo fuori dal reggiseno e succhiare i capezzoli con forza. Sentivo l’eccitazione del proibito scendere lungo tutto il mio corpo.

Avevo deciso di non perdere troppo tempo, quindi gli avevo slacciato i jeans e tirato fuori l’uccello, già duro: era ben dotato, proprio come mi aspettavo. E forte: mi aveva preso per i fianchi e sollevato fino al tavolo della cucina, per calarsi poi i pantaloni e sollevare il vestito: non avevo indosso gli slip e la sua espressione mi aveva fatto capire che la sorpresa gli era piaciuta.

Lo aveva messo dentro senza troppi convenevoli: per fortuna ero già bagnata, altrimenti mi avrebbe potuto fare male, vista la dimensione dell’arnese. E sempre senza troppi riguardi aveva cominciato a spingere, fuori e dentro, partendo subito con un ritmo veloce.

“Che bella figa che hai…lo sapevo che eri una gran maiala!”

Le sue parole mi eccitavano ancora di più: mi aveva allargato le gambe e si era spinto ancora più dentro. Sentivo le palle che mi battevano contro le chiappe a ogni spinta. E sentivo anche l’orgasmo che si stava avvicinando: di solito ci mettevo un po’ di più, ma la situazione mi aveva fatto eccitare davvero al massimo.

Avevo allungato la mano per stimolare il clitoride e mio genero aveva capito che ero vicina: quindi aveva accelerato ancora il ritmo della spinte. Una spinta più forte delle altre e lo avevo sentito riempirmi di sperma: era bastato quello a farmi godere, un orgasmo intenso, come non me ne capitavano da tanto tempo. E lo avevo sentito appoggiarsi su di me, mentre il suo pene scivolava fuori, senza fiato per la cavalcata.

Ci sarebbe stato un po’ da pulire, ma ne era davvero valsa la pena: avrei voluto assaggiare il suo attrezzo, ma c’era il rischio che mio marito avesse finito la sua gara. Mentre ci rivestivamo, ero sicura che ci sarebbe stata un’altra occasione.

Se ti è piaciuto questo racconto erotico, puoi leggere anche: