Franco mi ha affascinato da subito: perché elegante e anche un po’ misterioso. L’ho conosciuto a casa di amici: un serio professionista, una ex-moglie e un figlio, per il resto una vita senza ombre.
E in effetti mi ci è voluto del tempo per scoprire le sue ombre: la nostra frequentazione è iniziata come tante altre, con uscite a cena e al cinema. E sesso, ovviamente: in cui si dimostrava sempre attento al mio piacere, piuttosto che al suo. Di cui, in fondo, non sembrava davvero interessato.
Proprio questo apparente distacco mi ha portato a indagare, a chiedere se ci fosse qualcosa che lo intrigasse in modo particolare. La prima volta ha eluso la mia domanda: ho evitato di insistere, ma ho toccato di nuovo l’argomento, qualche tempo dopo.
“Non vorrei che ti spaventassi.”
Ero una donna con un divorzio e diverse relazioni alle spalle: molto difficile spaventarmi. Per questo lo avevo incoraggiato ad andare avanti. Se volevamo che questa relazione diventasse qualcosa di serio, non era il caso di tenere troppi segreti.
“Mi piace dominare una donna, ma non sessualmente: vorrei plasmare il corpo, decorarlo, renderlo speciale. E tu saresti perfetta.”
Non so il perché, ma quelle parole mi erano sembrate una sorta di sfida: e io non sono una che si tira indietro. Lo avevo spinto ad andare avanti e mi aveva raccontato di aver provato diverse esperienze nel mondo “alternativo”, ma di non aver mai trovato la donna che davvero facesse per lui. Aveva perso le speranze, finché non aveva conosciuto me.
Ero affascinata dai suoi racconti, che comprendevano le pratiche dove il confine tra piacere e dolore si faceva molto sottile: niente violenza fine a sé stessa, ma un modo per creare un legame profondo con un’altra persona.
“E con me? Come cominceresti con me?” Ero io, questa volta, a lanciare una sfida.
“Con la cera, perché sei calda come il fuoco.”
Ovviamente, non ero stata in grado di resistere: ed è per questo che stasera sono nel suo salotto, con le luci soffuse e stesa sulla penisola del divano, ricoperta da un telo di cotone.
“Per sicurezza, ho anche sposato il divano lontano dalla tende.”
Sempre per sicurezza, mi ha spiegato, tiene una bacinella con acqua fredda e un panno umido vicino al divano. Franco mi ha spiegato che la sicurezza è importante: prepara lui stesso la candela delle cere, perché quelle in commercio contengono sostanze che possono fare diventare troppo alta la temperatura.
Prima di tutto ha voluto che mi depilassi completamente: mi ha aiutato a raggiungere anche le zone più nascoste, in modo che non rimanga sul corpo nemmeno l’ombra di un pelo.
“Lo sai quanto male fa una ceretta, vero?”
Sorride mentre lo dice e controlla che il lavoro sia fatto bene: poi mi aiuta ad asciugarmi e inizia a occuparsi delle candele, mentre io aspetto, stesa, avvolta da un’atmosfera che un po’ mi affascina e un po’ mi spaventa.
Abbiamo anche stabilito una parola sicura: ma cercherò di non usarla, voglio vedere fin dove riesco a spingermi.
E, dopo tutto questo rituale, mi ritrovo stesa: non ha voluto in alcun modo legarmi, perché non vuole mettermi a disagio. Sono sempre libera di sottrarmi, se diventa troppo per me.
Lo vedo avvicinarsi, maneggia con abilità e cura una piccola candela rossa: ha scelto questo colore, perché secondo lui mi rappresenta bene. Fa cadere una goccia di cera sul mio braccio, dall’alto: la sensazione è solo di leggero calore e la cera si rapprende subito. Neanche l’ombra di dolore: gli faccio cenno di proseguire.
Risale lungo il braccio per arrivare alla spalla, avvicinando sempre di più la candela al mio corpo. In alcuni momenti l’allontana, forse per darmi un po’ di tregua. La sensazione di calore si fa più intensa: mi trovo a desiderarla e temerla nello stesso momento.
Quando arriva all’altezza del seno indugia ancora per un attimo: ma basta la mia espressione per fargli capire che può continuare. La prima goccia che cade vicino al capezzolo è quasi una frustrata: una sensazione intensa e rapida, che da uno shock a tutto il mio corpo. Per quanto mi sembri strano, mi accorgo che sto iniziando a bagnarmi.
Ogni goccia che cade sul seno è un brivido caldo che percorre tutto il corpo: le sensazioni di dolore e piacere si fanno sempre più intense, tanto che potrei godere senza nemmeno toccarmi.
La candela continua il suo viaggio, disegnando una linea dritta dal seno lungo l’addome, fino al pube: la prima goccia che cade mi fa quasi urlare, non so se di dolore o piacere. Mi sembra di essere tesa come una corda, pronta a rompersi da un momento all’altro.
Sento le gocce di cera più calde sulle cosce, in un tortuoso percorso che prima si allontana poi si avvicina alla vagina: mi ha già detto che non userà la cera direttamente sulle labbra o il clitoride, sono punti troppo delicati, ma segretamente spero che lo faccia.
Nel percorso tra gambe e vagina la mappa delle gocce si fa sempre più fitta: gocce piccole, ma pungenti, che cadono sempre più calde sulla pelle. Senza volerlo, senza nemmeno rendermene conto, comincio a muovermi. Il mio corpo vuole piacere, ma non riesce a raggiungerlo.
E lui ha pietà di me: mentre le gocce cadono sempre più vicino lo sento parlare.
“Puoi toccarti.”
Aspettavo il suo permesso e muovo la mano sinistra verso la mia figa: infilo le dita dentro, non c’è bisogno di carezze o di ulteriore stimolazione. Mi trovo immersa nel mio liquido: pochi movimenti veloci, ancora una goccia di cera e sento le spinte dell’orgasmo che quasi mi bloccano la mano.
È finito tutto nel giro di pochi secondi, ma non credevo di poter provare un piacere così intenso. Ma lascio andare, rilassata e mi accorgo che la candela non è più accesa. Lui mi regala una carezza, per poi prendere il panno umido e cominciare a strofinarlo delicatamente, per rimuovere la cera. Mi lascio avvolgere dalle sue cure, soddisfatta come non sono stata mai.
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