Non avevo mai pensato di finire a passare almeno un pomeriggio al mese in un hotel con lei. Ora lo chiamano daily use, ma ci sono sempre stati: hotel per amanti. Non sono un santo: ho già tradito mia moglie, anche perché a letto è più divertente e partecipativa una bambola gonfiabile.
Ma quello che non mi aspettavo era di trovare in Aurelia una donna così passionale: soprattutto perché è mia suocera, quindi mi chiedo mia moglie da chi abbia preso. Anche suo padre è sempre stato molto libertino: una coppia aperta, come hanno tenuto a precisare quasi da subito. O meglio una coppia dove ognuno si faceva i fatti propri, anche se con la massima discrezione.
E in questo caso la discrezione era d’obbligo: per questo scegliamo sempre un hotel fuori città, in modo da non incontrare altre coppie “irregolari” che potremmo conoscere. Ed entriamo sempre separatamente: la prudenza sempre.
Questo pomeriggio sono arrivato per primo e ho preparato la stanza secondo le sue precise indicazioni: domani è il mio compleanno e ha deciso di farmi un regalo, qualcosa che sospiro da tempo. Mi darà il suo culo.
Mi ha fatto notare che è un regalo speciale: a suo marito non lo ha mai dato, anche perché a lui non interessa, e pochi tra gli occasionali amanti hanno potuto godere di quel trattamento. Da mia moglie, ovviamente, non è mai arrivata un’apertura in tal senso e non ho mai trovato un’amante occasionale che mi concedesse questo piacere. Fino a oggi.
Stendo sul letto un telo di plastica, per evitare incidenti, e preparo il lubrificante dedicato, che ho acquistato in doppia dose: non si sa mai cosa può succedere. Niente profilattici, per questa occasione ne possiamo fare a meno.
Aurelia arriva puntuale, un quarto d’ora dopo di me: è vestita in modo anonimo, con un outfit da ufficio, ma quando esce dal bagno svela un babydoll rosso trasparente che me lo fa diventare subito duro. Mi fa sedere sul letto e mi slaccia i pantaloni, tirando fuori l’uccello dai boxer e dedicandosi a un pompino favoloso.
Il suo fisico non è perfetto, porta il segno degli anni e di qualche chilo di troppo, ma la sua tecnica e la sua porcaggine compensano perfettamente. Il mio uccello, già duro, lo diventa ancora di più: mi ha detto che ci vuole una buona consistenza per vincere la resistenza dello sfintere.
Dopo la bocca, con cui per poco non mi fa venire, passa al lubrificante: unge bene il mio cazzo, insistendo soprattutto sul glande e poi mi passa il flacone e si inginocchia sul letto. Mentre verso il lubrificante sulle dita la vedo: con il culo all’aria, tiene le chiappe aperte con le mani, come a indicarmi la strada.
Le ho chiesto se voleva che prima la scopassi un po’, ma mi ha detto che preferisce così, riesce a concentrarsi meglio: comincio a giocare con lo sfintere con le dita, spalmando il lubrificante tutto attorno. Poi inserisco un dito: sento una resistenza, ma è questione di pochi attimi. Comincio a muoverlo avanti e indietro, piano: il lubrificante fa il suo lavoro e mi sembra di sentire un gemito sfuggire dalle labbra di mia suocera.
Lo tiro fuori e ne infilo due insieme: la resistenza c’è ancora, ma sempre minore e mi prendo il rischio di aumentare la velocità della mano. Dopo poco sento lei che spinge il culo verso di me, come per farmi entrare più a fondo.
Vado avanti per un po’, i suoi gemiti aumentano di volume, finché non mi fa segno: è ora di passare al cazzo. Che in tutto quel tempo non ha perso nulla della sua durezza, tanto da farmi quasi male.
Rinnovo il lubrificante, in modo che sia abbondante, e appoggio la punta del glande all’ano: inizio a spingere, piano piano, ma non sembra che questa sia la strategia giusta. Ci vuole un colpo deciso: lo infilo dentro, vincendo una resistenza un po’ più forte e sento Aurelia che si lascia scappare un gemito, questa volta con un po’ di dolore.
Rimango fermo, perché abbia tempo di adattarsi alla lunghezza e alla dimensione: e nel frattempo mi godo la sensazione. Caldo e stretto, me lo aspettavo così: tanto stretto che temo potrei venire anche stando fermo.
Cerco di distrarmi, ma mia suocera non mi aiuta: anzi, comincia a muovere lentamente il bacino, a venirmi incontro, per darmi il segnale di partire. Inizio con spinte corte e lente, cercando di mantenere il controllo: il lubrificante sembra essere quello giusto, perché all’interno non incontro resistenza.
Provo ad affondare un po’ di più le spinte del cazzo e vengo ripagato da un nuovo mugolio, questa volta di piacere. Sto facendo bene, faccio scivolare l’asta avanti e indietro con facilità e con sempre più sicurezza.
Non potrò durare per molto ancora: le sensazioni dal pene sembrano arrivare direttamente ai testicoli, oltre che al cervello, che si contraggono, pronti a spingere fuori il seme. Non voglio essere l’unico egoista a godere: faccio scivolare una mano sotto di lei, alla ricerca del clitoride.
Appena lo trovo inizio ad accarezzarlo, delicatamente come piace a lei, mentre aumento il ritmo delle spinte: senza esagerare, non voglio farle di nuovo male. E lei aumenta il volume dei gemiti: si muove in modo incontrollato e allarga ancora di più le natiche con le mani. Spingo deciso, mentre sento che si avvicina all’orgasmo: bastano pochi secondi perché la senta godere e urlare. Tanto, chi è in camera accanto a noi c’è probabilmente per lo stesso nostro motivo.
Ora che lei è venuta, posso godermi questi ultimi attimi dentro il suo culo: la stringo bene per i fianchi e affondo una, due, tre volte. Poi le esplodo dentro, con un orgasmo che è un misto tra piacere e dolore. La sto riempiendo completamente, non mi capita spesso di sborrare così tanto. Tanto da vedere il mio sperma che fuoriesce leggermente dall’ano, ora che il pene sta perdendo di dimensione e durezza. Ma rimango ancora un po’ dentro, a godermi il mio regalo di compleanno.
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