Il fascino del grigio – Racconto Incesto Suocera

Mi piacciono le donne più grandi, praticamente da sempre. Magari uno psicologo avrebbe qualcosa da ridire, ma a me va bene così. Poi alla fine ho sposato una ragazza della mia età, ma solo perché mi sono distratto e l’ho messa incinta. E perché così i miei sono tranquilli e contenti.

Ma a me continuano a eccitare le donne mature: e non quando giocano a fare le ragazzine, ma quando posso vedere i loro anni. In qualche capello grigio, qualche ruga, qualche chilo di troppo. Proprio come mia suocera: che da ragazza doveva essere una gran figa, visto che si difende bene anche adesso.

È da quando l’ho conosciuta che ho voglia di scoparmela: anzi di infilare il mio cazzo tra le sue grandi tette un po’ cadenti. Sono sicuro che ne uscirebbe una spagnola da urlo. E comincio a cogliere qualche segnale per cui anche a lei non dispiacerebbe un giretto sul mio uccello. Devo lavorarci.

Allora comincio con le mie tecniche di seduzione: sono gentile, la riempio di complimenti e le faccio notare come possa davvero competere con tante donne anche molto più giovani. Per fortuna mia moglie non se la prende, anzi sembra contenta che tratti così bene sua madre.

E i miei complimenti sembrano fare effetto: mia suocera si cura di più nel vestire quando sa che passiamo a trovarla, si fa trovare sempre agghindata, osando anche qualche vestito che lascia più che immaginare le sue curve. Sono sicuro che con delle tette così grosse anche i capezzoli saranno enormi e ho voglia di attaccarmi e succhiare fino a farli diventare di pietra.

La prima occasione capita quando l’aiuto a portare la spesa pesante in casa: la seguo mentre sale le scale, lasciando appositamente un po’ di distanza, in modo da far cadere lo sguardo sotto l’orlo del vestito. Il culo è un po’ abbondante, ma sembra ancora resistere e non essere troppo basso.

Quando arriviamo nel suo appartamento insiste per offrirmi almeno qualcosa di fresco e io ne approfitto: fingo di essere distratto e mi rovescio il the freddo sulla maglietta e sui pantaloni. E mia suocera è lesta nel prendere un tovagliolo per tamponare: e insiste per un bel po’ sulle cosce e sotto la cintura, come se volesse controllare il contenuto.

Che è già bello barzotto, grazie alla vista sulle tette che mi viene offerta: quindi quando tocca sente che c’è davvero qualcosa di interessante, che potrebbe farle passare qualche ora lieta. Però il campanello interrompe l’atmosfera: è la vicina, alla ricerca di non so quale pentola e, probabilmente, di un aggiornamento sui gossip del quartiere.

Direi che sono di troppo, quindi saluto e me ne vado: peccato, ma sono sicuro che ci sarà un’altra occasione. E non me la lascerò sfuggire.

Alla fine devo aspettare solo un paio di giorni, poi mia suocera mi chiama: ci sarebbe un mobile da spostare, sempre che abbia tempo e voglia, e lei da sola non ce la fa. Non mi faccio pregare e alle due sono già dalla porta: questa volta con indosso i pantaloni della tuta, in modo da essere più libero nei movimenti.

Mia suocera mi fa spostare un mobile della sua camera: probabilmente avrebbe potuto fare anche da sola, cosa che mi fa pensare che sia tutto un pretesto. Ma sto al gioco e fingo anche di essere stanco dopo aver finito il trasloco.

Mi invita a sedermi sul letto per riprendere fiato e anche questa volta non mi faccio pregare. Poi passa dietro di me, con la scusa di un massaggio per le spalle, a cui spesso lamento dolori. E, nel farlo, appoggia le sue tette alla schiena: mi viene immediatamente duro, sentendo i capezzoli che spingono contro la maglietta.

Non perdo altro tempo: approfitto di una pausa del massaggio per girarmi, afferrare le mani e metterle sul pacco. Direi che non aspettasse altro: passa direttamente dentro ai pantaloni e sembra contenta di non trovare biancheria intima a ostacolare il suo cammino.

Mi faccio tirare giù i pantaloni e comincio a godermi quella sega, sul letto in ginocchio, mentre le palpo le tette, tirandole fuori dal vestito. Non mi sembra il caso di aspettare oltre: la fermo e la faccio stendere sul letto, sollevando l’orlo della gonna: anche lei ha dimenticato le mutande.

E allora mi butto con la lingua su quella vagina coperta da un bel pelo folto: è un piacere leccarla, partendo dal clitoride fino alle labbra, e infilarmi all’interno con le dita, prima due e poi tre, per pomparla e sentirla godere. Mi schizza sul volto e sulle mani il suo liquido caldo e dall’odore intenso: me lo bevo tutto, non ne lascio nemmeno una goccia, adoro questo sapore.

Vorrei scoparla ma sono fin troppo eccitato: allora mi limito a metterlo dentro e dare poche spinte, giusto per capire quello che potrò avere le prossime volte. E questo assaggio non è affatto male, un bel nido caldo e morbido. In effetti, mi basta poco per essere sul punto di venire: ma voglio togliermi una fantasia.

Lo tiro fuori e le abbasso il vestito e il reggiseno, in modo che le tette siano libere, e comincio a passarci il mio uccello in mezzo. La suocera ha capito come mi piace e se le prende tra le mani, stringendo l’asta tra quelle due grandi e morbide bocce.

Per fortuna l’ho messo un po’ nella vagina, perché adesso è ben lubrificato e scivola perfettamente: proprio come se da una figa fossi passato a un’altra. E, mentre la scopo tra le tette, la osservo, con la sua espressione soddisfatta e la bocca semiaperta, come ad aspettare il mio regalo.

Che non tarda molto: mi basta accelerare un po’ il ritmo del movimento che sento le prime spinte, per inondare in pochi secondi la sua faccia con il mio sperma. Schizzo forte, più volte, e lei allunga la lingua, in modo da raccogliere quanta più sborra può e di portarsela alla bocca. Per gustarla piacere, mentre io penso a come vorrei scoparla la prossima volta.

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