La prova costume – Racconto Fetish

Guardare o essere guardati? Ho sempre preferito la seconda situazione: e non è stato facile trovare un compagno che gradisse e accompagnasse questo animo da esibizionista. Qualcuno ha provato a propormi i club privé: ma che eccitazione si prova se il rischio di essere scoperti è completamente annullato?

Finché non è arrivato Luca: che ha subito capito come il nostro rapporto sessuale poteva dare qualcosa di più. A patto che ci fosse qualcuno a guardare. Abbiamo cominciato nei parcheggi, luoghi di elezione: ma chi ci guardava era spesso troppo insistente, riuscendo a rovinare tutto il nostro divertimento. Abbiamo escluso anche le spiagge naturiste: tutti quei corpi al sole non producevano nessuna eccitazione, né in me, né in lui.

Ero arrivata al punto di pensare di rinunciare al mio divertimento, quando a Luca è venuta un’idea. In realtà non me ne ha parlato, ha preferito giocare sull’effetto sorpresa. E così siamo venuti al centro commerciale, con la scusa di trovare un costume e qualche vestito leggero adatti alla prossima vacanza al mare. Ripensandoci, avrei dovuto sospettare qualcosa, quando mi ha “consigliato” di indossare della lingerie sexy, al posto del classico intimo anonimo di tutti i giorni.

Ha avuto pazienza mentre giravo tra gli scaffali e gli espositori, alla ricerca dei colori e delle forme che potessero andare bene per il mio fisico. Che fa ancora la sua figura, soprattutto quando fasciato in un abito giustamente aderente: gli sguardi del commesso addetto al reparto in cui ci trovavamo non lasciavano dubbi su questo. 

Un bel ragazzo giovane, che faceva fatica a nascondere il suo interesse: più volte lo avevo colto ad abbassare lo sguardo sul mio culo, oppure sul seno. Anche perché mi divertivo a piegarmi in maniera che potesse vedere più che bene: e a Luca la cosa sembrava piacere particolarmente, visto il sorriso sornione che aveva fisso sul volto.

Ci era voluto un po’ di tempo e avevo anche chiesto qualche consiglio al commesso: banalità, come se pensava quale taglia scegliere per un determinato vestito, ma avevo fatto in modo che notasse il pizzo del reggiseno che fuoriusciva leggermente sopra il seno. Era riuscito a mantenersi professionale, ma il rossore diffuso su viso e collo significava che non era indifferente a quello che vedeva.

Quando la scelta era terminata, era arrivato il momento della prova: il negozio era famoso per i suoi camerini molto ampi, in cui si poteva entrare comodamente in due. Probabilmente Luca lo aveva scelto anche per questo. Aveva tirato la tenda, ma non completamente: era nella posizione perfetta per lasciare intravedere da fuori quello che accadeva dentro.

Eravamo partiti con calma, approfittando del fatto di essere quasi gli unici clienti quella mattina: mi aveva aiutato a aprire la zip del vestito, in modo da rimanere solo con slip e reggiseno. E nel farlo aveva lasciato qualche bacio lungo la mia schiena, fino ad arrivare quasi al limite dei glutei.

Sentivo la mia eccitazione salire: il fatto di poter essere scoperti in un luogo del genere mi dava un brivido nuovo. I baci mi avevano quasi confuso, ma mi era bastato gettare uno sguardo nello spiraglio lasciato dalla tenda per vedere quello che speravo: il giovane commesso aveva scelto una posizione strategica per poter osservare quello che accadeva all’interno del camerino.

Aveva trasalito quando i nostri sguardi si erano incrociati: probabilmente si aspettava che chiudessi velocemente la tenda, privandolo del clou dello spettacolo. Ma il mio sorriso gli aveva fatto capire che non c’erano problemi.

Luca mi aveva sganciato il reggiseno, lasciano libero i seni: i capezzoli avevano subito reagito all’aria e all’eccitazione, diventando duri e sensibili. Poi mi aveva calato gli slip, lasciano il mio corpo nudo a disposizione dello sguardo del ragazzo: che aveva colto l’occasione, iniziando ad accarezzarsi l’uccello attraverso i pantaloni della divisa.

Non aspettavo altro: sentivo l’erezione di Luca spingermi sulla parte bassa della schiena e mi ero girata per aprire i pantaloni e tirare fuori il suo cazzo. Che era già perfettamente in tiro, pronto per essere gustato: mi ero inginocchiata e lo avevo leccato da cima a fondo prima di metterlo in bocca, facendo attenzione che nemmeno un secondo dello spettacolo andasse perso.

La mano di Luca aveva cominciato a spingermi sulla testa, dandomi il ritmo da seguire: mentre con la mano accarezzato la mia figa, che già era grondante di piacere. Il ragazzo si era avvicinato: anche lui aveva l’uccello fuori dai pantaloni e se lo menava in modo vigoroso. Un bell’attrezzo, niente da dire: la dimensione e il glande rosso non facevano che aumentare la mia eccitazione.

Luca aveva cominciato a spingere anche con il bacino, proprio come se mi volesse scopare la bocca. Avrei voluto il suo cazzo anche da un’altra parte, ma forse non era il caso di spingersi troppo oltre: la situazione era già rischiosa, e il rischio, complici le due dita che avevo infilato tra le labbra, stavano portandomi velocemente all’orgasmo.

Anche Luca era quasi pronto: sentivo i suoi gemiti, per quanto cercasse di trattenerli, e il cazzo che cominciava a pulsare. Di lì a poco mi avrebbe riempito la bocca di sborra: due, tre spinte ed era venuto, stringendomi entrambi le mani sulla testa e spingendo fin dove poteva arrivare. E io avevo inghiottito tutto: non potevamo certo sporcare il camerino. Il sapore dello sperma mi faceva impazzire e avevo girato la testa verso il commesso, perché mi vedesse chiaramente mentre ingoiavo e mi masturbavo sempre più velocemente.

E lui aveva aumentato la velocità della mano, continuando a fissarmi, prima di spruzzare, direttamente sul pavimento: avrebbe dovuto pulire, ma dalla sua espressione non sarebbe stato un problema. A quel punto anche io mi ero lasciata andare: avevo infilato le dita ancora più a fondo e sentito il liquido caldo che mi colava lungo le cosce, mentre la mano di Luca mi copriva la bocca per evitare di urlare dal piacere.

Mi ero alzata per baciarlo: non avevamo comprato nulla, ma per me quella mattinata era stata il miglior regalo possibile.

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