Difficile spiegare la sensazione che provo a chi non lo sa: in realtà, probabilmente non interessa a nessuno. Ho provato a farmi capire dalle donne che ho frequentato negli anni, ma anche loro avevano poco interesse. Mi assecondavano, magari, almeno nei primi tempi, ma poi anche loro cadevano nella sciatteria e nella trascuratezza.
E si presentavano con le gambe nude, magari depilate, oppure con orribili calzini: lana, spugna, cotone, in ogni caso la loro vista e la sensazione che davano mi hanno sempre spento ogni fantasia. Ma quando avevo la possibilità di far scivolare le dita lungo la setosità di un’autoreggente o di un collant, allora sì che iniziava il vero piacere.
Lasciare scivolare le dita, la lingua e poi, solo alla fine, l’uccello lungo le gambe: su è giù, dalle caviglie al pube, in un crescendo di piacere. A me non serve altro: alle donne invece sì. Per questo ho spesso accettato le autoreggenti: che sono un compromesso per me, ma mi permettono di venire incontro anche al desiderio della mia partner.
Claudia era quella che lo preferiva: mi lasciava scivolare lungo le calze fino a che l’erezione non era di suo gradimento e nel frattempo si masturbava, quasi pigramente. Poi me lo afferrava e lo infilava dentro: bastavano poche spinte, lo devo ammettere, ma a lei sembrava andare bene anche così. Non le venivo mai dentro: perché vedere il mio sperma colare sul tessuto delle calze era per me il vero piacere. Ma non è durata molto a lungo, anche lei alla fine voleva qualcosa di diverso e più tradizionale.
Con le altre però non è stato così facile: quindi mi sono rassegnato a rimanere solo e ho perfezionato l’arte della masturbazione. Mi basta un collant, ancora meglio se usato, e posso andare avanti ad accarezzarmi anche per ore, fermandomi sempre un attimo prima di venire, per prolungare ancora e ancora quella sensazione unica.
Finché non ho avuto un’intuizione: se non potevo trovare una donna con la mia stessa passione, avrei potuto pagarla. Le prostitute, in fondo, esistono proprio per questo: soddisfare i desideri dei clienti, anche se particolari o perversi.
Non è stato facile trovare la professionista adatta: avevo escluso subito quelle poche che lavoravano ancora per strada, per lo più straniere e frettolose di concludere un veloce incontro in auto e di incassare poche decine di euro.
Una ricerca lunga e meticolosa in rete mi aveva permesso di trovare Sara: “Pronta a ogni tuo desiderio”. Speravo non si trattasse semplicemente di marketing.
Il primo contatto è stato tramite un social network dedicato, poi via telefono: avevo cercato di esplicitare al meglio la mia richiesta e dall’altra parte era seguito un momento di silenzio.
“Si può fare, ma dovrò pensare a una tariffa personalizzata. Soprattutto per il tempo.”
Avevo sottolineato di non avere fretta, volevo godermi ogni secondo, a qualsiasi prezzo.
Così sono arrivato a casa sua: un monolocale, che probabilmente utilizza solo per lavoro, arredato con un tavolino, un letto matrimoniale, una sedia e una poltrona. Per quelli che amano godersi il sesso orale da seduti, come mi aveva spiegato notando il mio sguardo incuriosito.
Avevo portato che deve indossare: un paio di seta, di lusso, perché voglio che tutto sia perfetto. Si spoglia e fa per mettersi i collant, ma la fermo subito: il piacere deve essere mio fin dall’inizio. Le accarezzo i piedi e le gambe mentre faccio scivolare la seta sulla sua pelle: li ho scelti color carne e il risultato è proprio quello che volevo.
Fa per slacciarmi la cintura dei pantaloni e la lascio fare: non mi dispiace essere più libero. Poi l’accompagno sul letto e comincio a baciare e accarezzare la seta. Su e giù, dal piede fino alla coscia, le apro meglio le gambe per non incontrare ostacoli. Passo alla lingua e la sensazione di piacere diventa ancora più intensa: salgo fino al pube e alla vagina. Le labbra si intravedono attraverso la trama sottile del tessuto e comincio a stuzzicarle con le dita, per poi passare alla lingua.
Non la sento gemere, ma riesco a capire dal suo atteggiamento che quello che sto facendo in qualche modo le piace: non c’è rigidità, quanto un abbandono alle mie cure. Il piacere della seta sotto la lingua si mescola all’odore del suo sesso: intenso ma non pungente, come se davvero quello che faccio la eccitasse.
Il mio cazzo è duro: forse non è mai stato così duro. Inizio a strofinarlo delicatamente sull’interno delle cosce e la facilità con cui la pelle scivola sulla seta mi lascia senza fiato: la nuda pelle non potrebbe dare questa sensazione. Arrivo all’ingresso della vagina e intensifico l’intensità dei movimenti: i nostri sessi sono a contatto, anche se separati da una barriera quasi invisibile.
Cerco a tentoni il clitoride, mentre comincio a spingere verso la sua figa: con delicatezza, perché non voglio rischiare di strappare i collant e rovinare quel momento. Capisco di aver centrato il mio obiettivo quando si lascia scappare un gemito: mi pare giusto regalare anche a lei un po’ di piacere, visto che mi sta soddisfando in tutto.
Le mie spinte diventano sempre più veloci e sento il tessuto che è impregnato dal liquido che esce dal glande e forse anche dai suoi umori. È come infilarlo in una vagina perfetta, morbida, elastica al punto giusto: non potrei mai trovare un donna che mi dia questa sensazione con la nuda pelle.
Sento i testicoli contrarsi e l’orgasmo che si prepara a esplodere: non pensavo di durare così poco, ma è la prima volta che il piacere è così intenso. Ancora poche spinte e vengo, imbrattando con i miei schizzi quel tessuto pregiato: un orgasmo lungo e intenso, che mi lascia senza fiato. Non credo lei sia venuta, ma non credo nemmeno le interessi più di tanto.
Mi prendo ancora un po’ di piacere, strofinando il glande ancora sensibile sullo sperma, spargendolo lungo le cosce, fino a che l’erezione si spegne del tutto. Fino al prossimo paio di collant di seta, fino alla prossima volta.
Se ti è piaciuto questo racconto erotico, puoi leggere anche: