Ovviamente mi sono toccati di nuovo gli straordinari: e ovviamente mi è toccato mettere in ordine il magazzino. Pare che sia l’unica in grado di farlo: nessuno è capace di fare un inventario in questo supermercato. Ma questa volta il capo mi ha assegnato un aiuto: Maura.
“Lo so che è una donna, ma puoi considerarla come un uomo, no?”
Non so se incazzarmi di più per il suo sessismo o perché non mi assegna mai un uomo che si spacchi la schiena al posto mio. È vero che Maura sembra un uomo, per taglio di capelli, vestiti e pure gusti sessuali. Ma mi ci vorrebbero due braccia forti ogni tanto.
Ma devo accontentarmi: per fortuna Maura ha voglia di lavorare, almeno potremo finire a un’ora lecita. Che alla fine sono diventate le quattro del mattino: a volte è andata peggio, mentre stavolta possiamo anche riposarci un po’ prima di fare colazione. E poi andare a dormire.
Non abbiamo chiacchierato molto durante il lavoro, anche perché non c’è stato modo: a quello che riferiscono i pettegolezzi, Maura e la sua fidanzata storica sono in crisi. Proprio come capita a tutte le coppie. Io, invece, posso essere in crisi solo con me stessa, visto che sono single da più di due anni.
E anche le occasioni di divertimento sono state poche in questi anni: devo davvero essere in astinenza, se mi ritrovo a guardare Maura, che mi porta un caffè caldo per combattere il freddo del magazzino, con questo tipo di interesse. In fondo, anche se i suoi modi non sono proprio il massimo, può essere considerata una bella ragazza. Anzi, i capelli corti le regalano un certo fascino.
Chissà com’è baciare una donna? Mai provato, ma perché porsi dei limiti: in fondo, quello che succede in magazzino, rimane in magazzino. Sono completamente persa in questi pensieri, tanto che riesco a rovesciarmi praticamente tutto il caffè addosso: speravo di scaldarmi, ma in altro modo.
Maura è rapida nell’aiutarmi a levare la divisa e cercare di asciugarmi in qualche modo: ma il problema è che senza quella sono rimasta con indosso giusto una maglietta, dove si intravede già l’ombra di una macchia di caffè. Mi viene un brivido, non so se per la situazione oppure solo per il freddo, e sento il braccio di Maura che mi cinge le spalle.
Ne approfitto: un po’ perché ho davvero freddo, un po’ perché non so se mi capiterà un’altra occasione. Mi stringo a lei: si irrigidisce per un attimo, poi mi fa spazio e mi abbraccia.
E rimaniamo così per qualche minuto, come due statue: finché non comincia a strofinare le mani sulla mia schiena. Forse per scaldarmi, ma io lo vedo come un segno ben chiaro: l’abbraccio, ma le mani le sistemo direttamente sul culo.
Bello sodo, si vede che si allena: e direi che il mio tocco le piace, perché anche lei fa scendere le mani sulla bassa schiena e poi sui glutei. Ormai non ho più bisogno di essere riscaldata, ma il bacio con la lingua che mi da subito dopo contribuisce ad aumentare la temperatura.
Non è il posto e nemmeno il modo più comodo, ma dopo poco mi ritrovo le sue mani sotto la maglietta, che mi frugano attraverso il reggiseno. Non so se sia il caso di spogliarsi completamente, visto che fa freddo e potrebbe arrivare qualcuno, ma cerco almeno di arrivare ai suoi pantaloni e riesco a slacciare la cintura.
Ma lei è decisamente più veloce, oppure più esperta: dal seno, dove mi stimola i capezzoli in modo quasi doloroso, passa agli slip, aprendo con una sola mossa la zip dei jeans. E sento che la sua mano mi fruga la vagina, passando sopra la stoffa: niente di sexy, anzi sembrano più le mutande della nonna, ma non prevedevo nulla di tutto questo.
Finalmente riesce a passare la barriera del tessuto, con un abile gioco di mano: probabilmente mi lascio scappare qualcosa a metà tra un sospiro di sollievo e un vero e proprio gemito, visto che non aspettavo altro. Di solito ci metto più tempo a eccitarmi, ma l’astinenza e la situazione in cui mi sono cacciata mi stanno mandando su di giri molto velocemente.
Maura parte con un’esplorazione delle labbra e del clitoride, compatibilmente con lo spazio che le lascia lo slip. Non sono quanto posso tollerare ancora questa tortura, vorrei dirglielo ma appena apro la bocca, mi trovo di nuovo la sua lingua che mi mette a tacere. E per fortuna attutisce anche i miei gemiti, che si alzano decisamente di volume quando sento che infila prima un dito e poi un altro nella mia vagina.
In effetti non incontra molta resistenza: sono bagnata e aperta e questo sembra spingerla a fare di più, levando ogni timore. Comincia a spingere avanti e indietro con le dita, riuscendo a darsi forza con un gioco di polso. Le stringo ancora più forte le mani sul culo e cerco di spingere il mio bacino verso la sua mano: non è facile ma ho bisogno di una stimolazione in più.
Forse è il mio movimento o forse lo ha fatto apposta: oltre alle dita che frugano al mio interno sento il palmo della sua mano che va a stimolare il clitoride. Ovviamente non è una carezza delicata, non potrebbe esserlo: ma in questo momento è proprio quello che ci vuole. Continuo ad assecondare i suo movimenti, mentre la sua bocca riesce a fatica a soffocare i miei gemiti, che altrimenti si sentirebbero in tutto il capannone.
Dopo il primo orgasmo sento la stanchezza che prende il sopravvento: in qualche modo dovrei ricambiare la cortesia, ma dubito di averne la forza. E questo mi mette davvero in imbarazzo. Maura sembra aver deciso di risolvere il problema: in modo quasi ovattato, la sento che strofina il pube lungo la mia gamba. Cerco di aiutarla, in qualche modo, sollevando leggermente la coscia e lei sembra gradire: la sento gemere, in maniera meno rumorosa rispetto a me, mentre le nostre bocche sono ancora incollate. E poi fermarsi, mentre tutto accanto a noi è silenzio.
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