Non mi ricordo quando è iniziata questa passione: o, meglio, la dovrei definire ossessione. Le natiche, le terga, il culo: possono chiamarlo come vogliono, ma per me rimane sempre il centro dell’universo del sesso. Difficile che guardi il seno di una donna: le tette sono davvero poco interessanti. Ma non mi possono sfuggire le natiche, soprattutto se fasciate da un indumento stretto.
Niente mutande della nonna, per favore: mi spengono le fantasie, i glutei devono essere liberi di muoversi e devo almeno intravedere la forma. Da ragazzo avevo smesso di andare al mare proprio per questo: era difficile bloccare un’erezione quando ero circondato da culi seminudi in tutte le salse. Ora va meglio, ho imparato a dissimulare, anche se l’eccitazione rimane.
E mia moglie deve godere di questa mia sofferenza: è lei a trascinarmi in spiaggia, quasi tutti i fine settimana, e a lasciarmi osservare lo spettacolo delle natiche che si muovono lungo la spiaggia. O anche che stanno ferme al sole. Lo sa e ne gode, anche perché la sera, quando torniamo a casa, non fa in tempo a spogliarsi che si ritrova alla pecorina, sul letto, sul divano o anche sul pavimento: in qualche modo devo sfogarmi e tutto quell’insieme di glutei, unito ai suoi, su cui posso finalmente posare le mani, mi manda su di giri.
Oggi è particolarmente dura resistere: colpa delle ragazze che hanno preso due ombrelloni nella fila davanti a noi. Cerco di concentrarmi nella lettura, ma sono fermo alla stessa frase da almeno 10 minuti. Il tempo di vederle che si spogliano, per rimanere con i loro striminziti bikini color fluo.
Una in particolare ha attirato la mia attenzione: i suoi glutei sono rotondi, morbidi e pieni. In effetti non amo i culi troppo muscolosi, mi ricordano quelli degli uomini. Invece quelle curve morbide sono in grado di portarmi in paradiso.
Indossa un costume verde, anzi un tanga: e le natiche sono libere di muoversi, soprattutto quando si piega per raccogliere qualcosa dalla borsa. Dalla forma del flacone si tratta della crema solare: la protezione prima di tutto. Si stende sul lettino, con la testa verso il mare, così i suoi glutei rimangono in bella mostra, mentre fa cenno a una delle amiche di avvicinarsi.
Anche mia moglie ha notato il mio interesse: continua a far finta di guardare il cellulare, ma vedo già il suo sorriso malizioso. Nel frattempo tanga verde ha passato la crema solare alla sua amica, che ha cominciato a spalmarla. Partendo dai piedi e risalendo lungo le gambe, lentamente, in maniera metodica, in modo da non lasciare nemmeno un lembo di pelle scoperto.
Vorrei che le mani fossero le mie, vorrei sentire la morbidezza della pelle, il calore, la forma: e invece posso solo osservare, come ipnotizzato.
Quando le mani arrivano alle natiche, il libro rischia di cadermi: vedo i movimenti circolari che sembrano quasi accarezzare quelle rotondità, arrivando anche a insinuarsi nel solco, forse per distrazione oppure per stuzzicare una fantasia. E, quando il processo viene concluso con un sonoro schiaffo sulla natica destra, devo appoggiare il libro sulle gambe: il mio costume è largo, ma non abbastanza da nascondere il cazzo che si è quasi completamente risvegliato.
Le ragazze non si sono accorte di nulla, per fortuna: continuano a chiacchierare e ridere, chissà di quali argomenti futili. Invece mia moglie ha notato il cambiamento e mi sorride apertamente: avrebbe potuto distrarmi, per evitare di trovarmi in questa imbarazzante situazione, invece mi ha lasciato libero, libero di trovarmi con il pene in erezione in piena spiaggia.
Si merita una punizione: e questa volta non posso aspettare di arrivare a casa. Forse non sono più agile come un tempo, ma la cabina che abbiamo affittato è abbastanza ampia per fare quello che ho in mente di fare. Ed è anche un po’ defilata, quasi nascosta dietro una fila di cabine più piccole: in modo che non sia troppo facile sentire i rumori. Che comunque sono coperti dalla musica che esce a tutto volume dagli altoparlanti del bar.
Mi alzo di scatto e l’afferro per un braccio, sollevandola dalla sdraio: probabilmente non si aspettava una reazione così, ma decide di assecondarmi e mi segue docilmente mentre la porto sul pontile, verso la cabina. Apro la porta e la faccio entrare: lascio la chiave nella serratura esterna, non si sa mai che a qualcuno venga la curiosità di guardare. Anche se, con un occhio un po’ allenato, distinguere quello che accade all’interno è possibile anche attraverso le tavolette di legno della porta, che lasciano passare aria e luce.
Non le do il tempo di parlare: la giro faccia alla parete e le faccio appoggiare le mani sulle assi di legno, piegandole la schiena prima di strapparle via la parte sotto del bikini. Le sue natiche sono più chiare e abbondanti di quelle della ragazza, ma le due immagini si sovrappongono, complice la poca luce, e non fanno che aumentare la mia eccitazione.
Niente preliminari: non c’è tempo e non è il luogo. Mi abbasso il costume e lo infilo dentro la sua figa, in un colpo solo. Sento la sabbia che è rimasta, forse dall’ultimo tuffo in mare, ma è un minimo fastidio. Nulla se paragonato alla vista del mio cazzo che entra ed esce, mentre le sue natiche si muovo a tempo: proprio come farebbero quelle di tanga verde, spingendo indietro per farlo entrare sempre più in profondità.
Cerca di trattenere i suoni del suo piacere, ma ci riesce a stento: allungo la mano verso una maglietta appesa alla parete e la sistemo contro la sua bocca, approfittando per affondare ancora il pene al suo interno. Forse non se lo aspettava, ma si è eccitata presto, tanto che i suoi umori cominciano a colare sulle gambe.
Poche spinte e le esplodo dentro, mentre la sento gemere ancora più forte, nonostante la barriera della stoffa. Stringo forte le sue natiche, mentre lascio scivolare fuori il pene grondante: per fortuna il pavimento di legno è già vecchiotto, così nessuno si accorgerà del casino.
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